luglio 26, 2019 Elogio delle popstar, fra eccessi e attivismo tutto al femminile Elogio delle popstar, fra eccessi e attivismo tutto al femminile

Elogio delle popstar, fra eccessi e attivismo tutto al femminile

Il mondo pop femminile ha sempre qualcosa di interessante da dire, e per questo ringraziamo tutte le nostre reginette

By Alessandra Nava

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Il pop: o lo si ama o lo si odia. La sua estetica kitsch e le sue melodie catchy possono essere una pentola d’oro per ragazzini e ragazzine in cerca di una loro identità, o un tedioso e superficiale déja-vu per i raffinati cultori delle musica alternativa.

Ma la scena pop, femminile per antonomasia, non ha mai perso l’allure sognante e il suo grande potenziale, quello di veicolare messaggi inclusivi e solidali.

Le popstar sono state le prime grandi paladine dell’espressione di sé, di una sessualità libera da una morale bacchettona, e promotrici di messaggi a favore di gay, ambiente, autostima… e chi più ne ha più ne metta.

Negli anni ’70 c’era Cher, scandalosa nei suoi outfit di pizzi vedo non vedo e scollatissimi, che cantava con Raquel Welch “I’m a woman” ammiccando alla telecamera, e che rispondeva in modo pungente alla stampa. “Una volta mia madre mi disse: << Sai tesoro, un giorno dovrai sistemarti e sposare un uomo ricco>> e io le risposi: <<Mamma, sono io l’uomo ricco>>”.

Poi venne Madonna, un’altra icona pop vivente, paladina dei diritti della comunità LGBTQ fin dagli anni ’80. Ha voluto al suo fianco ballerini neri gay che si muovevano sinuosamente interpretando i passi del voguing, e li ha celebrati nel suo “Blonde Ambition Tour”. Nella tappa romana del tour ha rischiato addirittura l’arresto per atti osceni durante la performance di “Like a Virgin”, dove fra una scena di ménage à trois e una di autoerotismo aveva scaldato gli animi del Vaticano. E oggi porta in giro per il mondo le canzoni del suo ultimo disco, “Madame X”, pieno zeppo di riferimenti all’America di Trump, violenta e piena di armi da fuoco.

La sua degna erede è stata Britney Spears, giovane, carina e molto talentuosa. La sua carriera, partita come baby volto di Disney Channel, ha avuto una svolta squisitamente sexy e sbarazzina. Oltre ai suoi outfit provocanti e alle esibizioni con un vero pitone, Britney rivendicava la sua sessualità e la sua libertà con un anello di castità e dei gabinetti in oro zecchino nella magione comprata insieme al suo fidanzato Justin Timberlake. I fidanzatini d’America sono stati il modello per un’intera generazione di ragazzini e ragazzine.

Insieme a lei, Christina Aguilera, che passava agilmente dai tanga a vista nel provocante video di “Dirrty” alla ballad struggente di “Beautiful”, inno del self-love per migliaia di ragazzini e non. Britney, Christina e Madonna, complice un sensuale bacio saffico, sono diventate così le scandalose principesse del pop a cavallo fra i ‘90 e il nuovo millennio.

E con l’avvento dei social tutto è cambiato, ma non certo l’urgenza di parlare di minoranze e diritti delle regine e reginette del pop. RihannaBeyoncé sono divenute volti e voci di un’ondata inarrestabile di orgoglio nero e di body positive. Queen Bey già da qualche anno è attivamente impegnata nella difesa e nella celebrazione della comunità afroamericana, minoranza vulnerabile raccontata ad esempio nel suo film “Homecoming”, un tripudio di fiero black power. Riri invece con le sue linee di moda ha creato un brand inclusivo in cui ogni donna, non importa la sua etnia o la misura del suo giro vita, può rispecchiarsi.

GagaMileyTaylor SwiftAriana Grande e molte altre sono femministe convinte, si battono per i diritti della comunità LGBTQ e parlano di temi scomodi come la libertà sessuale, l’abuso di droga, la difficoltà di superare una perdita o la malattia mentale (Ariana ha addirittura condiviso una radiografia del suo cervello in cui mostrava le prove tangibili del suo disturbo post-traumatico).

Il fascino delle popstar di ieri e di oggi è che con un sapiente mix di frivolezza e autenticità riescono a fare breccia nel nostro cuore e a raccontarci una storia che non appartiene più solo a loro, ma a tutti quelli che vi empatizzano, rendendo davvero universali e senza tempo le loro battaglie.

God save our queens.

 

 

COPYRIGHT ACRIMONIA 2019

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